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SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO – TUTTO VERO

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Siamo quello che mangiamo? Certamente sì. L’alimentazione è un aspetto fondamentale della nostra vita e, in un certo senso, quello che mangiamo determina chi siamo. In base al tipo di alimentazione che seguiamo, infatti, possiamo avere (o non avere) problemi importanti per la salute. La giusta alimentazione può incidere molto sulla nostra vita e determinare il nostro futuro. Per questo quello che mangiamo rappresenta il nostro stile di vita ed il nostro modo di vivere. Una vita sedentaria ed una alimentazione eccessiva possono creare notevoli problemi. Anche se si dice che “grasso è bello”, in realtà una alimentazione scorretta ed il sovrappeso sono problemi da non sottovalutare.
La giusta alimentazione aiuta a vivere meglio. Offre quindi l’opportunità al nostro corpo di sfruttare le proprie potenzialità nel migliore dei modi. Per questo l’espressione “Siamo quello che mangiamo” rappresenta correttamente il nostro essere. Siamo come una casa: ognuno può arredarla nel migliore dei modi, ma qualsiasi eccesso (nel bene e nel male) può diventare negativo. Allo stesso modo, eccedendo nell’alimentazione, mangiando troppo o troppo poco, potremo avere molti problemi. Non sempre, però, si dà il giusto peso all’alimentazione.

Mangiare viene visto come qualcosa di necessario, ovviamente, ma allo stesso tempo non si fa attenzione a quello che si mangia. Un panino mangiato velocemente, un eccesso di grasso, i cibi fritti. Tutte cose che si dovrebbero evitare. Bisogna prediligere i cibi sani per far in modo che il nostro organismo possa funzionare correttamente. Senza diventare schiavi delle diete, ma imparando a mangiare. Ogni tanto uno strappo alla regola ci può stare, ma deve essere un caso isolato, non l’abitudine.

Forse per arrivare alla corretta alimentazione, però, bisognerebbe cambiare il contesto sociale in cui viviamo. Dire basta alla vita frenetica, che ci impone la fretta e ci impedisce di mangiare in tranquillità o di dedicare il giusto tempo alla preparazione di cibi sani. Dare maggiore peso alla colazione, perché serve ad iniziare bene la giornata. Tutti piccoli passi che si devono compiere per far in modo di rappresentare nel modo migliore ciò che mangiamo e che, quindi, siamo.

LIBRI. STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI

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Arriva anche in Italia Storie della buonanotte per bambine ribelli, 100 storie vere di donne che ce l’hanno fatta. Un libro illustrato che insegna alle piccole lettrici che è possibile realizzare i propri sogni, a prescindere dal genere di appartenenza.

Venduto in Gran Bretagna, Germania, Brasile, Turchia, Polonia, Messico, Olanda, Thailandia, oggi è stato tradotto il 12 lingue.

Il progetto, nato da Elena Favilli e Francesca Cavallo, ha una storia particolare: è uno dei libri più finanziati nella storia del crowdfunding. L’idea infatti si è sviluppata grazie al supporto di tante persone che hanno finanziato il progetto su Kickstarter (un sito web di finanziamento collettivo per progetti creativi) da aprile 2016, fino all’ottobre dello stesso anno. Durante i sei mesi è stato raccolto oltre un milione di dollari da 70 nazioni diverse, che ha permesso la realizzazione della versione americana del libro, pubblicata a novembre 2016 e che ha venduto 90.000 copie.
Ora il libro arriva anche nelle librerie italiane con lo scopo di raccontare alle bambine, ma non solo, le storie di donne che si sono distinte e hanno lasciato il segno in diversi ambiti, dai diritti civili allo sport, passando per la scienza e la letteratura.

Un esempio importante per l’empowerment femminile che inizia già in tenera età: scoprire che si possono seguire i propri sogni e che è possibile realizzarli è una lezione che serve ancora oggi, nonostante i progressi che si sono fatti negli ultimi anni per quanto riguarda la parità di genere. Secondo recenti ricerche infatti, le bambine fin dalla scuola media iniziano a perdere fiducia in se stesse. Ecco perché essere esposte molto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale. I libri per i più piccoli sono ancora pieni di stereotipi di genere. I genitori non possono fare molto, anche se sono preoccupati e vogliono far crescere i loro bambini con storie che propongono modelli femminili moderni: è per loro che stiamo creando questo libro. Così Elena Favilli e Francesca Cavallo raccontano Storie della buonanotte per bambine ribelli, diventato un caso editoriale.

Leggere le storie di donne che ce l’hanno fatta, anche in epoche ben più ostili della nostra, nonostante gli ostacoli della vita, è una lezione che resta nella memoria delle bambine, ma anche delle lettrici più grandicelle. Tra i personaggi raccontati nel libro ricordiamo la scrittrice Astrid Lindgren, autrice di Pippi Calzelunghe, la pittrice Frida Kahlo, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, il soprano Maria Callas. E poi sportive come Misty Copeland e personaggi dell’antichità, tra cui Ipazia, matematica, astronoma e filosofa della scuola neo-platonica ad Alessandria D’Egitto.

Educare contro gli stereotipi di genere fin dall’infanzia, fin dai banchi di scuola è un passo fondamentale per la parità tra i sessi e per poter vincere la battaglia contro la violenza di genere, purtroppo ancora profondamente radicata nel nostro Paese. Le bambine devono crescere con la consapevolezza che potranno diventare da grandi ciò che vorranno, se ci metteranno impegno e determinazione. Devono sapere che valgono qualcosa a prescindere dalla capacità di sedurre e dalla taglia del loro vestito. Non devono per forza vivere all’ombra di un uomo ma possono stare accanto a lui, alla pari pur nella bellezza della loro diversità, facendo avverare sogni e progetti che un tempo venivano percepiti come adatti solo ai maschi, siano essi andare nello spazio, studiare le stelle, occuparsi di politica o dirigere una grande azienda.
– Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi –

 

Le autrici:

Elena Favilli è una giornalista-imprenditrice. Laureata in Semiotica all’Università di Bologna, ha studiato Digital Media a Berkeley, California.
Francesca Cavallo è autrice e regista di teatro. Esperta d’innovazione sociale, ha fondato Sferracavalli, festival internazionale d’immaginazione sostenibile.

Trasferitesi a San Francisco, il loro progetto di startup, che in Italia aveva ricevuto numerosi apprezzamenti ma pochi finanziamenti, è stato incluso nell’incubatore di 500 startups di DaveMcClure: il primo finanziamento contava 600mila dollari ricevuti da investitori italiani e americani. Ciò ha consentito a Elena e Francesca di fondare nel 2012 Timbuktu Labs, che crea prodotti innovativi per bambini.

 

 

 

I maschi gay dovrebbero praticare la castità.

 

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…. e le donne dovrebbero smettere di fingere orgasmi che non esistono. Cosa c’entra l’amore con il desiderio, il sesso, la comunicazione? Forse dipende da quel vuoto che ci portiamo sempre dentro. O forse è nel desiderio di possedere che si dischiude il senso delle nostre vite.

Facciamo ordine e cominciamo dicendo che la sessualità è solo tra maschi e femmine, mettere il pene in una donna è sesso. Mettere un pene in un ano non lo è. La sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. Dove non c’è l’incontro di gameti non può esserci sessualità.

L’ano fa parte del tubo digerente, creato perché passino le feci dall’interno all’esterno, la vagina è stata creata per essere penetrata , ci sono strati di ghiandole che producono molto lubrificante, c’è una sottomucosa, vasi linfatici che proteggono da batteri , virus ecc

La vagina si dilata per far entrare un pene o partorire ma il retto non ha la funzione di ricevere qualcosa, ma solo di espellerlo, è un riflesso naturale dei muscoli.

Madre natura non ha previsto che l’ano sia penetrato, nell’ano la mucosa è sottilissima e si può lacerare facilmente, ci sono vasi emorroidali molto fragili. Vogliamo elencare i danni causati dalla penetrazione? Fistole, ascessi perianali, ragadi, incontinenza anale.

NELL’ANO NON ESISTE L’ORGANO DELL’ORGASMO.

L’omosessualità non è una condizione normale, ogni volta che il pene entra nell’ano provoca lacerazioni gravissime. Può l’unione gay che porta all’incontinenza essere considerata una forma di amore? Credo non sia così.

E poi ci sono donne che si fanno sodomizzare senza in realtà volerlo veramente, sopportano il dolore perché desiderano che l’esperienza possa essere piacevole per lui, convinte di farlo capitolare, conquistarlo come una vetta inviolata e conficcargli la bandierina nel ventricolo sinistro, legarlo come un salame e tenerlo per sempre.

MAGARI SONO POI UOMINI PROFONDI COME UN TREPPIEDI….

Resta il “gioco della porta posteriore”, un piacere per il cervello, le donne si sentono cattive ragazze pagando un prezzo incredibile( donne, amiche, che si recano dal chirurgo perché diventate incontinenti…)

Care Donne, il corpo umano è qualcosa di veramente affascinante, fonte di intensi piaceri e soddisfazioni sessuali, posti all’apparenza nascosti i quali possono rivelarsi motivo di grandi soddisfazioni non appena qualcuno inizia a stimolarli.

L’interno coscia, il naso, i capezzoli, l’ombelico, gli alluci, la zona dei reni, le orecchie, la nuca, il retro del ginocchio, il basso ventre, il cuoio capelluto… E LA MENTE!!!

AL MONDO ESISTE TUTTO purchè non nuoccia né a sé né agli altri. E se ritrovassimo la normalità delle nostre nonne?

UOMINI A “PROGETTO ZERO”

 

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di Marilena Facci

Ti seducono, ti fanno provare emozioni, ma non si vogliono impegnare. Donne che si innamorano, convinte di poterli gestire.

Ne esistono di due tipi: quelli espliciti nella difesa del loro disimpegno e quelli impliciti, che si defilano dai progetti di coppia senza però mai dichiarare veramente la loro non-intenzione. Di solito non prendono mai l’iniziativa per nuovi step relazionali; vivono bene e con entusiasmo nel “qui ed ora” del rapporto, ma si irrigidiscono o svicolano lì dove la partner spinge per un passaggio di livello.

Possono apparire fieri e “strafottenti” nel loro approccio relazionale, ma anche ambigui e subdoli nel rifiutare qualunque responsabilità.

Cosa spinge una donna a sperare anche quando si sente dire: “non ti innamorare”, “io non voglio una storia seria”, “non sono fatto per i legami”?
Una delle più potenti caratteristiche dell’animo femminile è “l’illusione sentimentale”, quella straordinaria capacità di idealizzare, romanzare e manipolare i dati di realtà a proprio vantaggio emotivo. Il no diventa forse, il forse diventa sì e il sì diventa assoluto. Con questo tipo di griglia interpretativa, capita sovente che, di fronte ad un uomo con scarsa propensione al legame, ci si incaponisca con un’idea che oscilla tra l’ ”io ti salverò” e “come me nessuna mai”. Entrambe pericolose, perché muovono ad un progetto sentimentale in cui la forza è data dal proprio impegno motivazionale e capacità persuasiva, piuttosto che dalla reale qualità relazionale. Insomma, anziché leggere i dati di reciprocità, attenzione e dedizione dell’altro, le donne che si ostinano in questi rapporti, finiscono per dare più importanza a quanto l’altro “vacilla” grazie alla loro tenacia.

Perché ci si innamora di un uomo così?
“In amor vince chi fugge” e il rincorrere l’altro attiva spesso l’adrenalina data dalla caccia (che vale per entrambi i sessi!), in cui più è rara o difficile la preda maggiore è il livello di eccitazione e gratificazione nel raggiungimento dello scopo. L’altro diventa “speciale”, proprio in quanto inafferrabile e irraggiungibile. E tutti gli stati d’animo che la conquista comporta, anche se per lo più sono ansiogeni e destabilizzanti, vincono sulla quiete e sulla serenità di una relazione più lineare, perché fanno sentire più vivi.

E perché alcune donne ci ricascano? Che tipo di donna è quella che vuole un potenziale partner di questo tipo?

Dipende, perché un conto è avere un “curriculum sentimentale” con tutti uomini a “progetto zero”, altro è esserci incappate raramente. Nel primo caso è plausibile che ci sia una scelta inconscia, dove il “capitano tutti a me” diviene uno scudo funzionale al non mettersi mai in gioco e ad usare un alibi potente dietro cui nascondere le proprie paure, insicurezze o motivazioni di cui non ci si assume la responsabilità. Nel secondo caso, invece, ci si è solo innamorate dell’uomo sbagliato e la durata della storia dipenderà da quanto si è centrate su di sé e su quello che si sente di meritare e volere da un rapporto, piuttosto che da una, spesso sterile, sfida con se stesse sulla propria capacità di conquista.

Quindi forse non ci si vuole impegnare in fondo?
Spesso, psicologicamente, per le donne che hanno paura di lasciarsi andare, ma soprattutto che hanno forte dentro di sé il fantasma dell’abbandono, gli uomini a “progetto zero” appaiono una tentata soluzione molto efficace. Nel senso che il livello di sofferenza che può generare un rapporto così instabile, è comunque più gestibile del terrore che può causare l’idea di un abbandono dopo un reale investimento. Lasciarsi coinvolgere da un uomo che non vuole vincoli, è come coinvolgersi a tempo, un tempo definito in cui interiormente si è perfettamente consapevoli che la storia finirà ed è questo il dato di “controllo emotivo”. Il “per sempre”, tanto ambito, diviene spesso il reale elemento che terrorizza, perché, se ci si crede per davvero e si viene poi deluse, si ha come la sensazione di “sgretolarsi” intimamente.

Cosa si prova ad avere a che fare con un uomo a progetto zero?
Spesso una grande frustrazione condita con alcuni picchi di entusiasmo, dovuti, magari, ai rari accenni di disponibilità, che aprono un varco di illusione o speranza che si può ancora “vincere” la partita. È chiaro che lo stato emotivo di base sarà fatto di poca serenità e di un continuo stato di allerta su cosa fare, come rispondere e quali nuove mosse o strategie sperimentare per tenere a sé l’altro.

I rischi che si corrono quali sono? Fare tutto da sole?
Quello più frequente è di rimanere bloccate e imbrigliate dentro questo coinvolgimento sentimentale, in cui tutto ciò che è al di fuori viene annullato, trascurato, in nome di un’assoluta focalizzazione di energia sulla “storia-non storia”. Maggiore quindi sarà il deserto affettivo, amicale, relazionale, che ci si è costruite attorno, più difficile sarà recuperare pezzi di sé e riprendersi dopo l’inevitabile fine della relazione.

Una volta deciso di viversi storie così, qual è il modo più sano per gestirle?
La migliore strategia di sopravvivenza è quella di costringersi a modulare l’investimento, nel senso di mantenere una parte del proprio spazio da dedicare agli amici, ai proprio interessi e se stesse. Tenere, infatti, aperta una finestra sul mondo, aiuterà a fare meglio dei bilanci, a valutare la situazione con più maturità e soprattutto a non farsi fagocitare dal vortice oscuro del rapporto. Può essere utile, inoltre, fare una lista concreta dei benefici e delle frustrazioni quotidiane che l’altro ci procura, così da rimanere meglio in contatto con la specificità reale di questa relazione, ma soprattutto per non perdere mai troppo la centratura con i propri bisogni e con le proprie emozioni.

 

La baciatrice di rospi. Gli errori delle donne.

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In una relazione sentimentale la responsabilità è sempre da entrambe le parti, all’interno della coppia ognuno recita un “copione” attirando a sè persone ed eventi che collimano con il sistema di credenza, ecco perché ciascun individuo ha la sua parte di responsabilità in ciò che vive e sperimenta.

Una volta individuato il copione può essere più semplice modificare attitudini mentali e comportamentali che innescano sempre i soliti meccanismi e attirare a sé persone e situazioni diverse. Come diceva Gandhi: “se vuoi far cambiare il mondo, comincia con il cambiare te stesso.”
Di seguito  17 tipologie comportamentali femminili, nessuna di queste è patologica di per sé ma lo diventa nel momento in cui la donna si cristallizza in uno di questi copioni, infatti affinchè la relazione evolva e sia sana e costruttiva occorre che ci sia una certa fluidità ed elasticità mentale per mutare atteggiamenti e comportamenti che magari andavano bene prima, ma che non è detto che vadano bene ora. Tutto muta, evolve al fine di non cadere in una routine sterile e non evolutiva.

La fata: bella, brava, buona, sempre motivata dalle buone intenzioni, elegante, sobria, affascinante, dolce, intelligente, di successo nello studio e nella professione. Appare talmente perfetta che quasi ci si dovrebbe guardar bene dall’averci a che fare per non “contaminarla”. All’interno del rapporto tende a voler superare i contrasti a qualunque costo, anche quando è deleterio per il rapporto stesso. Vive il paradosso di essere punita perché troppo amabile.

Colei che cerca il principe azzurro: ha un’elevata stima di sé, sia come bellezza sia come intelligenza. La ricerca del principe, impresa improbabile da realizzare, si conclude imponendosi di accontentarsi del “meno peggio”, dato che risulta impossibile trovare l’uomo che incarna tutte le qualità da lei ricercate.

La bella addormentata: aspetto piacevole, ritmi di vita lenti e morbidi, in lei tutto è improntato alla pacatezza di chi sa aspettare. L’attesa è per lei la strategia vincente.
Si tratta per lo più di donne sulla quarantina dal tardivo risveglio passionale. In assenza dell’agognato cavaliere, la bella si accontenta del “bravo ragazzo:” il loro rapporto si fonda su una rassicurante stabilità senza picchi né baratri.

La baciatrice di rospi: è convinta di poter trasformare con l’amore qualsiasi tipo di uomo, sono attratte da relazioni con persone sgradevoli nel loro aspetto fisico, inaffidabili e talvolta perfino pericolose. Inoltre non si è mai visto un rospo baciato e trasformato in principe!
Infatti tutte queste attenzioni  fanno credere all’uomo di essere nel giusto con il proprio modo di essere. Questo copione è diverso dalla crocerossina, infatti questa tipologia femminile è portata a voler “trovare del buono” ovunque e quindi a cercare di voler trasformare l’altro.

La seduttrice: non è bella ma intrigante, ha eleganza, malizia, capacità di incantare. Corre il rischio di cascare sotto i colpi di un seduttore più abile e capace di lei e gioca sempre al rialzo finendo vittima delle sue stesse doti. Dietro questa ossessione c’è il bisogno di ricevere conferme sulla propria desiderabilità, cardine dell’identità personale. Spesso emerge un’infedeltà congenita perché finisce col cedere a ogni lusinga nei suoi confronti.

L’amazzone: decisamente in carriera, socialmente vincente. Tende a tenere il maschio sottomesso, e se anche dovesse trovare un partner forte trova comunque il modo di sottometterlo, però la constatazione della debolezza del partner mina in lei la desiderabilità del proprio maschio. Le più fortunate sono quelle che riescono a trovare un compagno in grado di farle sentire sia leader, sia per qualche aspetto inferiori.

La camaleontica: dolce, sempre entusiasta, delega al partner ogni decisione e lo segue in tutto e per tutto, questo atteggiamento porta loro il vantaggio di non doversi assumere responsabilità. Questa donna, nella relazione, appare sempre felice. Piace molto all’uomo medio perché si sente valorizzato e nel rapporto di coppia si riducono a zero gli effetti sorpresa che rompono la noiosa routine.

La strega: fa della volgarità e dell’aggressività il marchio doc del proprio stile di vita e della modalità di relazionarsi con l’altro sesso. E’ appetibile per i maschi in cerca di sensazioni forti o per uomini inibiti. La netta prevalenza dei suoi rapporti è nell’ambito dell’occasionalità. La tragedia arriva quando, inevitabilmente, viene rifiutata da tutti.

La braccatrice: vive con una smania irrefrenabile di costituire il proprio nucleo amoroso e mettere su famiglia. E’ molto gelosa del partner e vede in ogni altra “lei” una possibile e pericolosa rivale, di base sono donne insicure che si sentono realizzate in un rapporto stabile. Il ruolo di famiglia si sostituisce completamente a quello di coppia.

La crocerossina: dedica poco tempo alla cura del proprio aspetto fisico e della propria femminilità e spende tutte le energie nel migliorare le capacità di pronto intervento. La relazione che si instaura è di infermiera-degente, ma finito il malanno finisce anche la sua funzione: affinché si mantenga la dinamica amorosa, il malato deve migliorare ma non guarire.

La dilagante: sprizza energia da ogni poro, bella, sempre calda nelle relazioni, sensuale, con un’autostima forse fin troppo elevata. Il partner si trova ad essere soffocato dalla sua energica presenza. Il suo scopo non è di sottomettere il partner (come la seduttrice o l’amazzone), ma di stimolarlo.
La moralista: è una moderna inquisitrice delle altrui colpe e scorrettezze. Di solito trova un partner altrettanto bacchettone quanto represso sul piano della sessualità. Spesso resta single oppure, ironia della sorte, viene profondamente travolta da un uomo e si trasforma nella più trasgressiva peccatrice.

La manager: si assume tutte le responsabilità e le decisioni (al contrario della camaleontica), è una donna di successo nella professione e nella società. E’ la partner ideale per il maschio smidollato. Il più delle volte finisce per essere tradita perché nell’esercizio del ruolo di manager, tende a perdere la sua sensualità femminile.

La traghettatrice: aiuta lui a raggiungere obiettivi che da solo non sarebbe in grado di centrare. Il traghettato, giunto all’altra sponda, molte volte salta giù dall’imbarcazione e continua il suo percorso insieme ad altri lasciando la traghettatrice con i remi in mano e distrutta dall’abbandono.

La nave-scuola: prende un uomo più giovane e il più delle volte decisamente imbranato e lo addestra a diventare maschio abile. La differenza di età è sempre notevole. Il maschio imbranato, divenuto un abile amante, si cercherà un’altra compagna per vivere i piacere passionali e carnali ora alla sua portata.

La leccatrice di ferite: si lega ad un uomo tramortito e ferito da una relazione appena conclusa e, di solito, finita drammaticamente, lo sana con il suo amore e con le sue cure. Se l’uomo non guarisce non sarà in grado di regalarle niente di emotivamente appagante. Se l’uomo guarisce, invece, guarderà verso altri orizzonti o, più doloroso ancora, tornerà con la partner precedente. Ci vuole molta accortezza per non finire in questo copione perché il mono pullula di maschi feriti e bisognosi di cure amorevoli.

Penelope: bella, elegante, sobria, schiva nei confronti dei possibili corteggiatori, intelligente, autonoma. E’ la moglie che tutti gli uomini vorrebbero avere e che nessuno lascia anche se la tradisce. Ma negli ultimi tempi, colei che resta in attesa dell’eroico compagno non è la moglie bensì l’amante. Nella quasi totalità dei casi l’uomo non lascerà mai l’altra o la famiglia perché lei, con la sua presenza e la sua disponibilità, va a compensare le carenze dell’altro rapporto.

Una volta che la donna si è riconosciuta in una modalità di funzionamento non è indicato un cambiamento radicale del copione, in quanto renderebbe la donna destabilizzata nella sua identità.
Una via d’uscita è tenere a mente la tragica evoluzione del copione in modo che la paura di una sofferenza futura maggiore di quella attuale, le permette di superarla per evitare esiti peggiori. E’ necessario che la donna arrivi a gestire in modo positivo e costruttivo le proprie peculiarità personali e relazionali.

Un’ulteriore strategia è l’impegno da parte della donna, di interpretare copioni amorosi e sentimentali diversi in modo da ridurre lo standardizzarsi del copione divenuto nel tempo spontaneo.
Inoltre, interpretare una combinazione di copioni complementari, le permette di esprimere una dose di ambiguità necessaria per apparire più affascinante e intrigante. Infatti uno stimolo, per quanto piacevole sia, quando si ripete costantemente riduce il suo effetto.

Affinchè un rapporto di coppia risulti duraturo e costruttivo è necessario che ci sia la volontà di proseguire il corteggiamento anche nel tempo, non lasciare il posto alla routine, la complicità e l’esclusività (ciò che è vissuto nella coppia è unico e non ripetibile con nessun altro). Ognuno è importante che coltivi i propri interessi per non perdere completamente la propria individualità. “La capacità che ci vuole è quella di due equilibristi che camminano ognuno sulla propria corda tesa avendo però a disposizione una sola barra stabilizzatrice gestita da entrambi in modo da conservare un funambolico equilibrio”

Le classiche bugie degli uomini… qualcuna anche delle donne.

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Gli uomini mentono, si sa. A volte mentono per ferirci e coprire un tradimento, altre volte si tratta di piccole bugie a fin di bene dette più che altro per non complicare la relazione. Del resto anche le donne di tanto in tanto si concedono di ritoccare un po’ la realtà! Ci sono alcune bugie che sono estremamente frequenti fra le donne, ma si può dire lo stesso degli uomini.

Secondo uno studio realizzato in Inghilterra, gli uomini mentono il triplo delle volte rispetto alle donne e in particolar modo a queste. Ciò su cui più spesso mentono gli uomini riguarda cattive abitudini che vogliono nascondere, i motivi dei propri ritardi o di certa latitanza, i costi di ciò che acquistano ma anche il nostro peso, bugiardi che non sono altro! Le donne invece mentono soprattutto sui propri sentimenti, dissimulando delusioni e rabbia, ma anche su ciò che acquistano e sui fantomatici mal di testa buoni per ogni occasione.

Quali sono le bugie più tipiche degli uomini?

1. Non sono sposato né fidanzato. Moltissime donne hanno scoperto dopo un po’ che frequentavano il loro partner che eccome se era sposato o fidanzato.

2. Sei la prima con cui faccio questo. Sarà per impressionare o perché non se lo ricordano.. E il brutto è che voi lo sapete perché ve lo ha confessato una notte in cui aveva bevuto troppo.

3. Ho avuto un problema con la macchina e non sapevo come avvisarti. A volte sembra che questa sia la scusa più semplice per non dare spiegazioni.

4. Io non ti farei mai soffrire. Dicono che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…e tutti siamo umani e anche se qualcuno vi ha promesso che non vi farà soffrire, probabilmente lo farà!

5. Si l’ho vista, ma non è successo niente… Non è esattamente quello che vi ha detto qualcuno che li ha visti al bar…

6. La vedo solo come un’amica. Probabilmente lo dicono per non ferirci, ma non è vero, anzi! Ne sono attratti.

7. È solo una collega di lavoro. Quante relazioni si sono concluse per colpa delle colleghe di lavoro!

E quando gli uomini non amano?

Ecco le classiche frasi che gli uomini dicono nel momento in cui vogliono prendere le distanze o mettere fine ad una relazione che, evidentemente, non li soddisfa più.

1. Sono appena uscito da una storia importante: è evidente che preferisce essere single e non ha nessuna intenzione di impegnarsi.

2. Ho bisogno di una pausa di riflessione: una delle bufale più usate in assoluto. Viene associata spesso a “in questo momento mi sento confuso” e, in generale, precede una rottura.

3. Non voglio rovinare la nostra amicizia: è l’agghiacciante confessione di un uomo che non prova alcuna attrazione. Meglio rassegnarsi.

 

4. Non ti merito: forse nasconde un tradimento ma, di certo, è un modo piuttosto vile di confessare che non è più innamorato. Cerca solo di lusingare la donna, sminuendo se stesso.

5. Ti chiamo io: ovviamente è sicuro che non lo farà mai. Vuole lasciarsi una possibilità ma è quasi del tutto inutile aspettare una chiamata.

6. E’ stato solo sesso: giustificare un tradimento come una caduta in tentazione è un classico. Forse è meglio diffidare perché in futuro potrebbe accadere di nuovo.

7. Ho paura di una storia importante: spesso viene associata alla scusa n. 1. E tra l’altro è una delle frasi più utilizzate in assoluto da chi non ha il coraggio di dirvi che non è interessato.

8. Cambierò: la menzogna più usata da mariti o fidanzati. Serve a convincere la donna a non lasciarlo o a perdonargli comportamenti inaccettabili. Se la pronuncia un uomo violento ed aggressivo, state pur certe che non cambierà affatto.

9. Non l’avevo mai detto a nessuna: la verità la sapete anche voi. L’ha ripetuto milioni di volte e sta solo tentando di fare colpo.

10. Il sesso non mi interessa: non esiste uomo a cui non interessi il sesso. Se pronuncia una frase del genere è perché forse non gli interessa fare sesso con voi o perché finge di non essere come tutti gli altri.

Le donne mentono meglio degli uomini

Ciò che è certo, e affinché non si offenda nessuno, è che secondo un altro studio sui tradimenti, le donne sanno mentire meglio degli uomini e questo, secondo lo psicologo Manuel Alarcón Molina, è dovuto al fatto che le donne sanno controllare meglio le emozioni relazionate ai sensi di colpa e al rimorso e quando hanno un segreto davvero importante non lo raccontano a nessuno, nemmeno alla loro migliore amica.

E qual è la bugia unisex?

Pare che esista anche una bugia unisex… “Non ho niente, sto bene” secondo un sondaggio realizzato dalla 20th Century Fox in Inghilterra, dopo l’uscita nei cinema di “Lie to me”.

Questo sondaggio venne realizzato con 2000 persone e fu pubblicato sul diario di Dailymail. Diceva che gli uomini affermavano di mentire 6 volte al giorno, mentre le donne solo 3. Lasciamo trarre a voi le conclusioni.

Per concludere, tutti mentiamo, le donne sui soldi che hanno speso “Questo vestito ce l’ho da un sacco di tempo” e gli uomini sulle uscite con gli amici. Sempre secondo questo studio.

Concludiamo con una frase di Fabio Fusaro, autore di vari libri sulle coppie: “È vero che gli uomini mentono di più, ma le donne lo fanno meglio”.