UOMINI MAMMONI

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Leggevo ieri che il Tribunale dello Stato Pontificio ha decretato che un matrimonio si può annullare se si denuncia che la famiglia di origine dei coniugi viene anteposta nei fatti al matrimonio attuale e sancito dalla Chiesa.

Pensavo quanto la figura materna sia importante per il bambino da un punto di vista bio-psicologico, , affettivo, fisiologico, educazionale ecc sino a una notevole età della vita umana.

Il punto al quale sto pensando però, riguarda il notevole attaccamento, quasi morboso di alcune donne e uomini che sembra che vivano la loro vita in funzione dei genitori  di origine, in particolare le mamme, e considerino il matrimonio o la vita insieme al partner, come in secondo o terzo o più piano. Si tratta di un rapporto adesivo, fusionale che suona come qualcosa in più che simbiotico: da un punto di vista pediatrico, all’inizio della vita normale la simbiosi madre-bambino è considerata normale, dalle quale simbiosi si dovrebbe guarire con il passare degli anni.

Non succede sempre di guarire, per esempio, qualche volta, alla base di certi litigi di coppia ci sono i genitori di origine. Nel teatro della coppia si capisce che uno dei punti si manifesta per entrambi nelle frasi: mia madre faceva questo e diceva quello, osservava quest’altro. Tutti questi atteggiamenti provocano sensazioni e vissuti di esclusione, competizioni, svalutazioni ecc e il rapporto insomma ne risulta penalizzato.

Ci sono, in altre parole, le mammone e i mammoni come si usa dire comunemente.

Le mamme fanno il loro mestiere, anche se sono iperprotettive, intrusive, ossessionanti, generano dipendenza, richieste alle figlie e ai figli adulti.
Sono i figli adulti che ormai debbono risolvere tale dipendenza dalle madri e padri anche se spesso tali fusionalità  sono state provocate dalle famiglia.  La vita adulta richiede programmi per il futuro che implicano investimenti sulla coppia adulta che dovrebbe il più possibile essere complice e propositiva. Molti figli più che adulti, specialmente maschi dichiarano di non poterne fare a meno di rimanere attaccati morbosamente alle mamme perché loro protestano e i figli si sentono in colpa se non dimostrano di placare le loro ansie. Non vorrei farlo, ma dopo sto in pensiero per mia madre se la deludo.

Che dire? Certo si può ben comprendere la difficoltà di autonomizzarsi dopo una vita adolescenziale o molto più trascorsa assieme. Molti si dicono di avere una vita autonoma, ma che non possono venir meno alle richieste seppur dovute all’ansia, della madre perché sono improrogabili.

Dubito di tale autonomia: mi sembra più che la persona mostri e si accontenti di una indipendenza pratica-concreta, ma interiormente, sospetto che la dipendenza dalla madre si manifesti in altri teatri della vita pratica come il matrimonio diventato noioso o vuoto, oppure la rabbia nell’ambiente di lavoro. E’ naturale che non desidero generalizzare, ma solo stimolarvi a pensare certe possibili dinamiche

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